Paesaggio e sviluppo turistico nelle Cinque Terre: il ruolo della viticoltura

Translation(s):
Paysage et développement touristique dans les Cinque Terre : le rôle de la viticulture

Abstract

Con il toponimo Cinque Terre si identifica un territorio situato nel Levante ligure, corrispondente ai borghi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza e Monterosso al Mare, divenuto nel dopoguerra una delle più note destinazioni turistiche italiane.
La principale attrattiva dell'area è costituita dal patrimonio paesaggistico, contrassegnato dai ripidi terrazzamenti coltivati a vite a picco sul mare, e dalla tipica architettura ligure dei cinque borghi citati, anch'essi stretti tra il pendio delle colline e la linea di costa
La notorietà di questa destinazione è inoltre legata alla pregevole produzione vinicola DOC Sciachetrà, un passito noto ai consumatori sin dalla fine dell'Ottocento e insignito della denominazione d'origine controllata nel 1973, oggi esportato in tutto il mondo e divenuto uno degli elementi principali dell'offerta turistica locale all'interno di percorsi di degustazione, manifestazioni enogastronomiche, eventi internazionali (tra i quali il festival 'Re Sciachetrà – festival del passito delle Cinque terre').
Il contributo proposto ricostruirà pertanto il ruolo assunto dalla viticoltura nell'ambito dell'affermazione turistica delle Cinque Terre, esaminando in dettaglio i contenuti dell'offerta attuale direttamente connessa al paesaggio e alla cultura del vino.
La produzione Sciachetrà DOC riceverà una particolare attenzione, cercando di valutare il legame tra il suo consumo e lo sviluppo turistico del territorio in esame.
Le fonti analizzate, per quanto riguarda l'excursus storico sul legame tra viticoltura, conservazione del paesaggio e sviluppo turistico nelle Cinque Terre, consisteranno prevalentemente in bibliografia tematica, stampa specializzata, materiale informativo (brochure, guide turistiche) e documentazione redatta da istituzioni le competenze delle quali interessano il settore dell'accoglienza (Enti territoriali, Parco nazionale Cinque Terre); l'approfondimento sul turismo enologico contemporaneo sarà condotto ricorrendo anche alle informazioni pubblicate in rete, a partire dalla consultazione di social network tematici dedicati all'organizzazione di viaggi e ai portali che promuovono quest'area.

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Introduzione: le Cinque Terre esempio di valorizzazione turistica del paesaggio del vino

Nel presente contributo analizzeremo il legame tra conservazione del paesaggio viticolo tradizionale e sviluppo turistico, proponendo un approfondimento sul territorio delle Cinque Terre, nota destinazione internazionale situata nella regione italiana della Liguria, comprendente i borghi di Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso1

Nell’ambito della sempre più ricca produzione scientifica dedicata ad esplorare aspetti particolari del rapporto tra paesaggio del vino e turismo2, il case study proposto riveste particolare interesse, non solo per il successo riscosso negli ultimi decenni dalla destinazione Cinque Terre sui maggiori mercati mondiali, ma anche e soprattutto per le peculiarità ambientali, sociali e culturali di questo territorio.

Attualmente le Cinque Terre appartengono da un punto di vista amministrativo alla provincia della Spezia, a sua volta compresa nei confini della regione Liguria; la popolazione, distribuita su una superficie di poco più di 3.800 ha, raggiunge appena la cifra di 4.000 abitanti (dato al 31/12/2012, Fonte: dati Camera di Commercio della Spezia), residente prevalentemente nel Comune di Riomaggiore (1.626 abitanti), seguita da Monterosso (1.473 abitanti) e da ultimo Vernazza (899 abitanti).

Le Cinque Terre sono note a livello globale grazie alla presenza di un patrimonio paesaggistico unico al mondo, costituito da colline terrazzate occupate da viti pergolate che digradano a picco verso il mare, sovrastanti i cinque borghi arroccati sulla roccia i quali hanno conservato i tratti tipici dell'architettura tradizionale ligure e l'impianto medievale.

La produzione viticola delle Cinque Terre è stata oggetto di un forte rilancio nel dopoguerra, ottenendo sin dal 1973 il riconoscimento della d.o.c per il bianco Cinque Terre e per il pregiato passito Cinque Terre, lo sciacchetrà, divenuto uno degli elementi principali dell'offerta turistica locale all'interno di percorsi di degustazione, manifestazioni enogastronomiche, eventi internazionali, come approfondiremo oltre.

Negli ultimi anni, tuttavia, la sostenibilità e l'efficacia del modello di sviluppo turistico seguito sull'area e, più in generale, le politiche di tutela e valorizzazione del paesaggio tradizionale, sono state rimesse in discussione, dapprima in seguito ad una vasta inchiesta su pratiche di corruzione e cattiva amministrazione che ha coinvolto i vertici dell'establishment locale (2010) e, in seguito, in occasione della tragica alluvione del 2011.

Nel presente contributo si analizzerà pertanto il ruolo assunto dalla viticoltura nell'ambito dell'affermazione turistica delle Cinque Terre all’interno di tre diverse prospettive: quella legata alla dimensione rurale del milieu locale, quella connessa alla presenza di un area tutelata all’interno dei confini del Parco Cinque Terre, quella più propriamente focalizzata sulle dinamiche economiche e sociali innescate dalla pratica turistica.

Si esamineranno in dettaglio gli aspetti legati al paesaggio e quelli connessi all'enogastronomia tramite una sintetica ricostruzione storica dei fenomeni recenti di valorizzazione della viticoltura in tale area e una valutazione di risultati, potenzialità e limiti delle iniziative più recenti e concludendo con alcune valutazioni circa criticità e punti di forza dell’attuale offerta enoturistica dell’area.

I vigneti delle Cinque Terre, patrimonio dell'umanità tra valorizzazione e fragilità ambientale

“Non molto lungi dal rinomatissimo Golfo della Spezia, costeggiando la riviera di Genova dalla parte di mare, e passate le rupi scoscese di Portovenere, ed i luoghi detti di Biassa, apresi il seno delle Cinque Terre. (…) Per quanto sterile ed incolta sembri questa contrada all'occhio indifferente del viaggiatore, s'egli vorrà però più da vicino considerarla, non mancherà di veder con meraviglia quanto l'industria dell'uomo, sino dai più antichi tempi, abbia reso fruttifero di un'immensa quantità di viti e ulivi quel terreno che abbandonato alla sola natura non presenterebbe ora che rupi inaccessibili e disabitate”3.

Con queste parole, nel 1845 Francesco Agostino Gera descriveva le Cinque Terre nel suo Nuovo dizionario universale e ragionato, restituendo con pochi tratti i caratteri fondamentali di questo territorio, sopravvissuti nelle loro linee essenziali sino ad oggi.

La cifra peculiare che distingue il paesaggio delle Cinque Terre è rappresentata da quel paesaggio viticolo terrazzato del quale è stata riconosciuta l’importanza in relazione ai processi di differenziazione e posizionamento sui mercati che garantiscono competitività alle regioni turistiche: “Viniculture, in particular vines on steep slopes deliver a unique picture of a landscape with which a region can position itself thematically and can highlight itself from other competitive regions which only advertise beautiful sceneries”4.

La costruzione del paesaggio viticolo delle Cinque Terre, in particolare, rappresenta un processo plurisecolare, che investe una complessità di ambiti che non si esauriscono negli aspetti idrogeologici e relativo all'uso del suolo ma costituiscono parte integrante dell'identità, dell'economia, della cultura,delle relazioni sociali, incarnando i caratteri fondamentali del milieu locale.

I terrazzamenti delle Cinque Terre sono il frutto di una genesi di lungo periodo, che affonda le proprie radici in epoca medievale, i cui elementi visivi fondamentali si sono mantenuti inalterati nonostante profonde modificazioni nel tessuto sociale ed economico, oltre che nelle tecniche di coltura e gestione nei fondi5.

Sebbene i Cinque borghi fossero meta nota ai viaggiatori delle epoche passate e abbiano ospitato colonie marine già nella prima parte del Novecento, è solamente nel secondo dopoguerra che essi si aprono a forme di turismo di massa: mentre la costruzione del tratto ferroviario che, lungo la linea Genova-Pisa, connette ancora oggi i borghi risale già al 1874, solamente nel corso degli anni Cinquanta infatti è stata realizzata la principale strada di collegamento tra le località delle Cinque Terre e tra queste e il capoluogo di provincia, all’origine del vero e proprio “boom” del settore ricettivo, divenuto il principale polmone occupazionale dell’area.

Anche nelle Cinque Terre, del resto, l’avvento dell’industrializzazione aveva comportato il progressivo abbandono delle attività agricole tradizionali e lo spopolamento delle campagne: nel caso specifico, la vicina cittadina della Spezia offriva numerose possibilità d’impiego nei settori della cantieristica, delle attività portuali, del pubblico impiego (grazie alla presenta del maggiore Arsenale marittimo d’Italia): stante questo quadro, lo sviluppo turistico si rivelò determinante nel rilanciare la debole economia locale ed evitare il completo abbandono dei borghi.

La crescita del settore dell'accoglienza, tuttavia, non diversamente da altre destinazioni contrassegnate da un contesto ambientale fragile, pur non degenerando in quelle forme di urbanizzazione che hanno contrassegnato altre località della costa ligure, ha avuto un forte impatto ambientale, determinando la crescita del peso insediativo e la progressiva “turistificazione” delle risorse territoriali.

La “monocultura” turistica, inoltre, pur ponendo un argine all’abbandono delle Cinque Terre, ha accelerato lo “scardinamento delle relazioni di necessità che da sempre univano comunità e territorio”6, manifestatosi, per quanto concerne il paesaggio rurale, nella riduzione delle superfici coltivate, nella pressoché totale cessazione della consueta manutenzione del sistema di muretti a secco, nello spopolamento e conseguente degrado dei borghi collinari, in fenomeni di dissesto idrogeologico:

“A partire dagli anni 1970-80, infatti, dopo forti cambiamenti economici e sociali, le terrazze viticole e i presidi rurali furono gradualmente abbandonati. Se agli inizi del XX secolo in tutte le Cinque Terre gli ettari di terreno coltivati dovevano essere circa 1.700, nel 1970 si ridussero a 1.200, nel 1999 scesero drasticamente a 110, fino a quelli attuali ancora inferiori che

sfiorano l’1% del territorio in questione”7.

I primi interventi per la conservazione e il rilancio delle attività agricole tradizionali furono pertanto avviati già negli anni Settanta, anche grazie allo stimolo offerto dall'ottenimento della denominazione di origine controllata per le produzioni Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà.

Il disciplinare di produzione, approvato con DPR del 29/05/1973 e modificato nel 1999 e nel 2000, individua due denominazioni di origine controllata: “Cinque Terre”, comprendente le sottozone “Costa de Sera”, “Costa de Campu”, “Costa da Posa” , e “Cinque Terre sciacchetrà”, a sua volta comprendente le tipologie “passito” e “riserva”. In entrambi i casi è previsto l'utilizzo prevalente di uve provenienti da vitigno 2bosco” (40%), associabili a quelle proveniente dai vitigni Albarola e Vermentino, anch'essi nella misura massima del 40%; l'areale di produzione si estende nel territorio dei cinque borghi e nelle località confinanti, poste all'interno dei confini dl comune della Spezia denominate “Tramonti di Biassa” e “Tramonti di Campiglia”8.

Nello stesso anno dell'ottenimento della DOC venne fondata la “Cooperativa agricoltura Cinque Terre CACT”, mentre dieci anni dopo nacque la Cantina sociale; a queste realizzazioni di tipo organizzativo si accompagnarono i primi interventi attività culturali e sui collegamenti logistici e strutturali (costruzione di una funicolare per il trasporto delle uve lungo i ripidi pendii terrazzati, primi interventi dir recupero funzionale dei rustici situati nei fondi agricoli etc.)

Negli anni novanta il contrasto tra il progressivo abbandono della viticoltura tradizionale e la cristallizzazione dell’immagine dei vitigni delle Cinque Terre nell’immagine turistica della destinazione venne percepito con crescente consapevolezza, suggerendo l'adozione di forme di tutela del territorio maggiormente estese, da attuarsi con il coinvolgimento dell'intera comunità e sostenendo, piuttosto che frenando, la crescita dei servizi turistici.

Due furono pertanto gli eventi che segnarono una svolta nelle politiche di tutela e promozione del paesaggio viticolo delle Cinque Terre: l'inserimento dei terrazzamenti tra i “paesaggi culturali patrimonio dell'umanità” riconosciuti dall'Unesco, nel 1997, e l'istituzione del Parco nazionale delle Cinque Terre, due anni più tardi9.

Dall'anno della sua istituzione ad oggi l'Ente parco, la cui missione istituzionale pure risulta legata ad obbiettivi prevalentemente connessi alla tutela ambientale, ha assunto una funzionale pilota per lo sviluppo turistico, ponendo al centro della propria azione il recupero della civiltà rurale tradizionale nella sua complessità, autodefinendosi dunque “Parco dell’uomo”.

Per soddisfare queste ambizioni furono pertanto varati interventi i ampio respiro, che si proponevano di coinvolgere direttamente le comunità residenti all'interno di programmi pure marcati sin dagli esordi da una spiccata internazionalizzazione, assumendo una varietà di funzioni le quali, secondo la classificazione elaborata da Corinne Van der Yeught10, che abbiamo aggiornato inserendo i più recenti sviluppi di ogni filo, sono sintetizzabili in:

- realizzazione della carta delle Cinque Terre;

- rimessa in coltura delle terre abbandonate e sostegno alle produzioni biologiche (superfici);

- recupero dei muretti a secco (dire cose sono) superfici;

- manutenzione della rete senti eristica;

- implementazione di forme di trasporto sostenibili;

- realizzazione di un marchio di qualità ambientale, il quale “identifica le strutture dell’ospitalità - ricettività e ristorazione - che sono in linea con i principi di rispetto dell’ambiente, garantendo la qualità dei servizi, dell’accoglienza, della promozione e il rispetto della fruizione delle risorse del territorio. In tal senso si intendono promuovere iniziative atte a favorire lo sviluppo economico e sociale della collettività, in particolare favorendo azioni che presentino requisiti di qualità.” (Carta di qualità del marchio di qualità ambientale del parco nazionale delle cinque tere, p. 1);

- rilevazioni della qualità della vita della popolazione residente (Il progetto Am.Ben ambiente e benessere (2008), coordinato dall’Associazione Architettura&Geobiologia – Studi Integrati della Spezia.

Riteniamo di integrare le tipologie elencate da Van der Yeught con le seguenti ulteriori campi di attività:

- didattica e formazione (Centro di Educazione Ambientale (CEA) recentemente inaugurato a Manarola; corsi di alta formazione tra i quali l'Alta Scuola di Turismo Ambientale, di carattere annuale);

- produzione di specialità gastronomiche;

- sostegno alla realizzazione di festival, eventi, manifestazioni (tra i quali l'Aria festival, che propone spettacolo, concerti ed altre iniziative legate ad un tema diverso per ogni edizione, o la manifestazione “Re Sciacchetrà”, dedicata alla produzione locale di punta).

Il parco gestisce numerosi servizi turistici (point informativi, trasporto locale, gestione di esercizi ristorativi) attraverso un consorzio a responsabilità limitata denominato A.T.I. 5 Terre, al quale aderiscono 4 cooperative (Manario 2002 S.c.a.r.l., Le Ragazze del Parco S.c.a.r.l., Vernazza 2000 S.c.a.r.l., Turismo Sostenibile Cinque Terre S.c.a.r.l.) per un totale di 125 dipendenti11.

L'A.T.I. 5 terre inoltre commercializza una linea di prodotti gastronomici tipici sotto il marchio registrato “Antiche Ricette Cinque Terre”, distribuiti non solo negli esercizi locali ma anche presso la grande distribuzione.

Nell’ambito dell’offerta delle Cinque Terre, uno degli attrattori fondamentali è, inoltre, identificabile nella rete sentieristica, in buon parte compresa nella cosiddetta “Alta via delle Cinque Terre”, un percorso che si snoda sulle pendici collinari dell'area attraversando in molti tratta i vigneti terrazzati, anch’esso mantenuto e gestito prevalentemente grazie a risorse del Parco.

Accanto alle attività di natura stabile, il parco ha promosso e coordinato diversi progetti speciali, in una parte attuati con il ricorso a fiondi comunitari e finanziamenti internazionali, orientati prevalentemente all’individuazione dei tratti tipici del paesaggio e dei fattori chiave per la sua tutela

Tra il 2001 e il 2004 il sistema costruttivo del terrazzamento è stato indagato da parte di ricercatori all'Università di Genova12 e all'ISCUM – Istituto di Storia della cultura materiale, fine di identificare le peculiarità della tecnica costruttiva tramandate attraverso i secoli nelle famiglie dei proprietari terrieri locali, ricorrendo ad una vasta gamma di fonti che vanno dall'indagine di tipo archeologico fino alla raccolta di testimonianze orali, e predisporre strumenti per la realizzazione, la manutenzione ed il recupero dei muretti a secco (tra i quali un manuale per la costruzione), inizialmente finanziando tale attività attraverso i fondi destinati dalla società American Express al programma Worlds Monuments Watch, e successivamente attingendo alle risorse offerte dal programma comunitario Life-P.R.O.Si.T.13.

Nel 2013 è stato avviato un progetto di ricerca che vede la collaborazione tra l'Ente Parco e gli Atenei di Genova, Firenze e Tübingen, il Corpo Forestale dello Stato ed il Comune di Vernazza, finalizzato al monitoraggio dei fenomeni idrogeologici su un area campione delimitata.

Allargando lo sguardo dall’ente parco alla globalità degli stakeholders interessati alla valorizzazione del paesaggio rurale delle Cinque Terre, appare particolarmente significativo il fatto che i residenti nella maggior parte dei casi hanno mantenuto la proprietà strutture produttive e di quelle ricettive ottenuto in seguito al restauro e parziale trasformazione delle prime.

La gestione delle attività agricole e dei servizi turistici ad esse collegate, inoltre, è stata affidata a cooperative locali, confermando un approccio allo sviluppo turistico improntato ai principi dell'inclusività, della sostenibilità, della partecipazione14.

Si è creata dunque una sinergia triangolare tra operatori turistici, viticoltori e Parco, agente quest'ultimo da destination management organization, favorendo l'ulteriore affermazione della destinazione Cinque Terre sui mercati internazionali attraverso “deux mécanismes complémentaires qui sont à l’origine d’un cluster 'tourisme durable' aux Cinq Terres: (1) l’existence d’un capital social, enraciné dans la culture locale, qui engendre la confiance et favorise la coopération entre parties prenantes, et (2) l’institutionnalisation d’un système de gouvernance original, fondé sur la mixité des modes de coordination qui empruntent autant au modèle hiérarchique qu’au modèle participatif. Ces déterminants se renforcent mutuellement”En moins de dix ans d’existence, le Parc national des Cinq Terres est parvenu à créer un véritable cluster de tourisme durable grâce à l’organisation d’un système de gouvernance original qui repose sur deux piliers : (I) l’organisation d’une filière agritouristique intégrée et (II) la création d’un label de certification environnementale

(Marchio di Qualità Ambientale) destiné aux structures réceptives situées dans l’enceinte du Parc”15.

Sul fronte della viticoltura, la produzione delle Cinque Terre ha ottenuto negli ultimi anni successi crescenti sui mercati nazionali ed internazionali, conquistando importanti riconoscimenti (Gambero Rosso, slow wine).

Tabella 1 Produzione di vini a d.o.c. “Cinque Terre“ e “Cinque Terre Sciacchetrà” - vendemmie 1990-2012 (Hl.)

Tabella 1 Produzione di vini a d.o.c. “Cinque Terre“ e “Cinque Terre Sciacchetrà” - vendemmie 1990-2012 (Hl.)

Fonte: Camera di Commercio, Industria e Artigianato della Spezia

Nonostante i pur notevoli risultati raggiunti in termini di sviluppo turistico e recupero della civiltà rurale, in seguito ai quali la gestione dell'ente parco è stata studiata da esperti di management e scienze territoriali come best practice, negli ultimi anni le contraddizioni e le debolezze del modello di crescita adottato sono emerse in alcuni casi intrecciandosi drammaticamente con eventi imprevisti e con la congiuntura negativa che ha caratterizzato in questi ultimi anni una parte significativa dei bacini turistici internazionali storicamente più importanti per la Cinque Terre (tra i quali, in particolare, quello statunitense).

Negli ultimi anni si verificano a breve distanza di tempo due eventi che segnano una cesura nello sviluppo territoriale delle Cinque Terre, innescando un processo di crisi sul medio termine i presupposti del quale, tuttavia, come argomenteremo più oltre, rimontano a processi consolidatisi nei decenni precedenti.

Nel 2010 l'inchiesta giudiziaria denominata “mani unte” conduce all'arresto del presidente del parco, rivelando la presenza di diffuse pratiche di corruzione ed estorsione nell'ambito delle attività istituzionali dell'ente, coinvolgendo volti noti della politica e dell'economia non solo locale e destando vasto scalpore.

L'indipendenza del presidente del parco (nominato con decreto del Ministro dell'Ambiente d'intesa con il presidente della Regione) rispetto alle dinamiche politiche locali, considerata garanzia della continuità e autonomia dell'azione del Parco, ha creato a sua volta le condizioni per sottrarre la gestione delle risorse a forme di controllo e valutazione che avrebbero impedito gli abusi riscontrati dalle autorità giudiziarie.

Nel novembre dell'anno successivo allo scoppio dello scandalo sulla gestione dell’area parco, i delicati equilibri idrogeologici delle Cinque Terre cedono in occasione di un violento evento atmosferico che ha provocato 4 vittime (tre residenti ed un soccorritore) e danni per decine di milioni di euro, suscitando gesti di solidarietà a livello internazionale ma anche indignazione per il possibile legame tra il disastro, l'accresciuto peso insediativo in seguito ad interventi edilizi sul territorio e l'insufficienza monitoraggio delle criticità ambientali.

L’andamento del movimento turistico sembra suggerire che le conseguenze negative degli eventi critici citati si siano manifestate non solo e non tanto sul breve periodo, condizionando piuttosto l'evoluzione della performance turistica nel medio termine, svelando dunque debolezze di fondo del sistema turistico locale in parte antecedenti agli eventi critici citati, come argomenteremo nel successivo paragrafo.

I dati sui flussi turistici evidenziano un trend negativo particolarmente pronunciato nel 2012 (-5,84%); per quanto riguarda la presenze in realtà sin dal 2009 si sono verificati fenomeni di stagnazione sino al calo del 7,99% tra 2011 e 2012 (figg. 1-2). A livello territoriale, è soprattutto la località di Monterosso, dove si concentra la maggior parte delle strutture ricettive, ad aver subito il calo più rilevante, mentre se prendiamo in considerazione la nazionalità degli ospiti, notiamo che il numero degli arrivi è rimasto sostanzialmente costante tra 2009 e 2011, per poi calare bruscamente nel 2012, mentre nel caso degli stranieri ila contrazione nell’ultimo anno di rilevazione è stata preceduta da un quadriennio di crescita (figg. 3-4).

La dotazione turistica attualmente è caratterizzata da una prevalenza del settore alberghiero (circa 37% del totale dei posti letto, con prevalenza degli esercizi classificati ca 3 stelle), seguito, per numero di posti letto, da affittacamere (30%) e Case per ferie (20%) (tab. 1).

La maggior parte degli arrivi nel settore alberghiero sono stati registrati nel comune di Monterosso, quelli de comparto extralberghiero in quello di Riomaggiore (figg. 5-6).

Figura 1 Andamento negli arrivi totali nei comuni delle Cinque Terre (2008-2012)

Figura 1 Andamento negli arrivi totali nei comuni delle Cinque Terre (2008-2012)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Figura 2 Andamento delle presenze totali nei comuni delle Cinque Terre (2008-2012)

Figura 2 Andamento delle presenze totali nei comuni delle Cinque Terre (2008-2012)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Figura 3 Andamento degli arrivi di nazionalità italiana suddivisi per comune (2008-2009)

Figura 3 Andamento degli arrivi di nazionalità italiana suddivisi per comune (2008-2009)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Figura 4 Andamento degli arrivi di nazionalità straniera suddivisi per comune (2008-2009)

Figura 4 Andamento degli arrivi di nazionalità straniera suddivisi per comune (2008-2009)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Figura 5 Arrivi nel settore alberghiero nei comuni delle Cinque Terre (anno 2012)

Figura 5 Arrivi nel settore alberghiero nei comuni delle Cinque Terre (anno 2012)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Figura 6 Arrivi nel settore extra-alberghiero nei comuni delle Cinque Terre (anno 2012)

Figura 6 Arrivi nel settore extra-alberghiero nei comuni delle Cinque Terre (anno 2012)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Tabella 2 Capacità ricettiva nei Comuni delle Cinque Terre per tipologia al 31/12/2012 (posti letto)

Tabella 2 Capacità ricettiva nei Comuni delle Cinque Terre per tipologia al 31/12/2012 (posti letto)

Fonte: dati Provincia della Spezia

Paesaggio e turismo nelle Cinque Terre: verso il futuro tra opportunità e criticità

L’analisi sviluppata nei paragrafi precedenti suggerisci numerosi elementi di riflessione meritevoli di un successivo approfondimento; in questa sede ci limiteremo a proporre alcune questioni che ci proponiamo di riprendere in successivi lavori

In primo luogo, ci sembra inevitabile domandarci in che misura il modello di sviluppo turistico adottato nelle Cinque Terre rispecchi le caratteristiche del cosiddetto wine tourism, codificate già alla fine degli anni Novanta dalla nota definizione di Hall e Macionis, per i quali esso si identifica in “visitation to vineyards, wineries, wine festivals and wine shows for which grape wine

tasting and/or experiencing the attributes of the grape wine region are the prime motivating factors for visitors”16.

Sebbene il paesaggio viticolo tradizionale, come esposto nei paragrafi precedenti, costituisca il principale elemento di attrazione e identificazione di questo territorio, il percorso di espansione del settore ricettivo e l'attuale fisionomia del sistema turistico locale presentano solo in minima parte gli elementi distintivi del wine tourism, in quanto l’offerta si basa non solo e non tanto sulla visita a vigne e cantine e sulla degustazione del prodotto quanto, piuttosto, sulla conservazione di un unicum paesaggistico formato da elementi eterogenei (l’ambiente marino-i borghi storici-i pendii terrazzati), la cui effettiva produttività agricola, come già accennato, è stata drasticamente ridimensionata negli ultimi anni.

Il modello predominate nell’area rispecchia, dunque, prevalentemente elementi propri del cosiddetto green tourism, posizionandosi in quei segmenti di mercato attratti da un turismo “di fatica”, che comprende escursioni in ambienti naturali o segnati da forme di civiltà rurale “arcaiche” (si pensi all'importanza della rete senti eristica).

Per quanto riguarda la produzione dello sciacchetrà, pure presente nella pressoché totalità degli esercizi commerciali e ristorativi dell'area, l’esame dei contenuti della comunicazione turistica approntata da associazioni ed enti locali, raffrontata al feedback ricevuto su alcuni dei maggiori social network (il portale Tripadvisor in primis) denota una ancor insufficiente valorizzazione delle cantine all'interno di percorsi di visita e degustazione (anche con finalità didattica).

Si potrebbe dunque valutare l'opportunità della realizzazione di un percorso unitario che connetta sentieristica, viabilità ordinaria, borghi secondo il modello della “Strada del Vino”17, coinvolgendo operatori turistico ricettivo e ristorativo (comprese enoteche ed esercizi tipici), e sevizi commerciali.

Occorre ricordare, tuttavia, che il wine tourism rappresenta un'esperienza complessa comprendente una pluralità di attività, le quali a loro volta afferiscono ad ambiti esistenziali diversi (culturale, emozionale, formativo), tra le quali si possono citare a titolo di esempio la degustazione e la visita presso cantine ed enoteche, la partecipazione a festival ed eventi culturali, l'adesione ad iniziative di edutainment18.

Recenti ricerche sulle preferenze della domanda interessata al wine tourism hanno confermato che, specialmente nel caso dell'utenza più motivata, disposta a spostamenti di lungo raggio, le destinazioni che offrono una pluralità di attrattori di tipo culturale e legati all'outdoor recreation risultano vincenti19,

Da ciò deriva la frequente associazione tra enoturismo e alte forme di soggiorno, tra le quali principalmente il turismo rurale. Il turismo eco-culturale e il turismo legato alla ricerca di “avventura” (ivi p. 318).

In questo quadro, la stessa connotazione “culturale” riconosciuta al paesaggio delle Cinque Terre anche dall’Unesco e la presenza di un patrimonio storico ambientale diversificato, costituiscono degli assetti ulteriori per l’affermazione della destinazione, il cui rafforzamento, condotto secondo i criteri di sostenibilità dettati dalla presenza di un parco nazionale, ha contribuito al mantenimento dei tradizionali equilibri tra uomo e ambiente:

“The result is an interdependence between tourism and cultural landscape, or rather the Cinque Terre as a whole. The national park with its attractive cultural landscape represents the tourist attraction, and tourism in turn contributes to maintain the landscape. Finally, in the Cinque Terre national Park tourism does not endanger the local cultural heritage, but supports its preservation”20.

Il futuro percorso di consolidamento del sistema turistico locale dovrà pertanto confrontarsi con la crescente richiesta di coinvolgimento emozionale avanzata dall’utenza, offrendo agli utenti l’esperienza diretta della civiltà tradizionale delle Cinque Terre, partendo dal paesaggio locale quale specchio di essa: “the aesthetic components, such as landscape, access to and information about the wine are are success factors of high relevance in staging experiences. These results underline the existing potential to create experiences in wine tourism in creating an ideal atmosphere, attracting tourists to experience the wine and the wine making process”21.

Parallelamente, ci sembra indispensabile procedere nell’integrazione tra risorse storico-culturali (borghi, patrimonio architettonico) ed ambientali, unificando sotto la stessa categoria di “luoghi del vino” una pluralità di attrattori (vigne e cantine, enoteche, senti eristica etc.).

Un tale approccio suggerisce peraltro la sperimentazione di network tra le Cinque Terre e altre aree turistiche contermini (come i sistemi turistici locali del Golfo dei Poeti o della Val di Vara) o accomunate dalle stesse caratteristiche tematiche, fino all’eventuale collegamento con aree viticole delle regioni confinanti con la Liguria.

Sulla base di tali premesse, si rende sempre pià indispensabile anche nel caso delle Cinque Terre una crescente cura per le manifestazioni legate alla viticoltura tradizionali, valutandone le ricadute non solo in riferimento ai flussi registrati durante lo svolgimento degli stessi ma anche in rapporto alla fidelizzazione dell’utenza, al consolidamento del turismo vicinale e, più in generale al rafforzamento della brand loyalty22.

Negli ultimi anni è stato definito un vero e proprio brand Cinque Terre, il quale non si identifica semplicemente con il marchio di qualità attribuito a cura del parco alle strutture ricettivo-ristorative locali, ma comprende anche un country of origin brand utilziato da una varietà di soggetti (cooperative per la produzione di prodotti tipici, industri farmaceutiche che utilizzano acqua marina raccolta in prossimità di borghi etc.).

La gestione di questo patrimonio materiale e immateriale comporta tanto il consolidamento di una rete tra gli stakeholders che la presenza di un soggetto unitario in grado di coordinare le iniziative legate alla valorizzazione turistica e mantenere la compatibilità e la reciproca integrazione tra attività di promozione e di conservazione.

Sul primo punto, notiamo che la forma cooperativa, predominante sin dalle prime fasi di sviluppo della destinazione Cinque Terre, ha offerto negli scorsi decenni interessanti opportunità di condivisone degli investimenti e delle ricadute positive dello sviluppo, ma, come verificatosi in aree con caratteristiche simili23, il verificarsi di eventi critici ha evidenziato anche nel caso delle Cinque Terre delle carenze gestionali e organizzative relativamente al sistema di relazione tra soggetti interessati allo sviluppo turistico, con particolare riferimento alla trasparenza dei processi decisionali e alle modalità di gestione delle risorse economiche.

L’eventuale creazione di un consorzio tra produttori viticoli, ventilata da più parti negli ultimi anni, potrebbe rappresentare un’efficace soluzione, nella misura in cui essa fosse accompagnata da un’ampia campagna di comunicazione presso gli agricoltori locali circa i benefici di tale iniziativa.

Per quanto riguarda il coordinamento del sistema turistico locale, riteniamo che non si possa prescindere dal ruolo sinora rivestito dal parco nazionale quale centro di coordinamento, stimolo e sostegno (anche economico) delle iniziative locali.

Il semplice cenno alla complessità delle richieste espresse dall’utenza turistica, unitamente alle precedenti osservazioni sulla fragilità degli equilibri ambientali locali, impongono tuttavia una riflessione sui compiti che attendono l’Ente Parco.

Negli ultimi decenni le funzioni del parco sono state ampliare ben oltre l’originaria missione di presidio per la tutela e la conservazione ambientali, sino ad includere la quasi totalità dei compiti esercitabili da parte di una moderna destination management organization, gestendo, per lo più attraverso cooperative ad esso collegate, servizi di incoming (offrendo peraltro anche servizi di outcoming tramite un'agenzia di viaggio), accesso alla rete sentieristica e agli altri attrattori dell’area, produzioni enogastronomiche tipiche etc.

Tale impostazione, in passato giudicata favorevolmente nella misura in cui essa ha garantito l'unitarietà delle politiche turistiche locali, ha tuttavia rivelato alcune criticità di fondo: innanzitutto la funzione di camera di compensazione delle esigenze dei vari stakeholders si è rivelata solo parziale in seguito alla denuncia all'autorità giudiziaria di abusi e pratiche di corruzione all'antitesi rispetto a quei processi di trasparenza e partecipazione originariamente inseriti tra le funzioni del parco.

In secondo luogo le attività turistiche promozionali hanno assorbito la gran parte delle risorse dell'ente ponendo parzialmente in secondo piano la missione originaria del Parco, consistente nella tutela del patrimonio ambientale, come dimostrato dalla costante diminuzione della superficie coltivata in maniera tradizionale.

La coerenza e la sostenibilità della pianificazione nei campi della gestione del territorio e della promozione turistica attuata dell'ente è stata inoltre compromessa dall'insufficienza e/o mancanza di alcuni strumenti gestionali e pianificatori di base, tra i quali il pur fondamentale Piano del Parco, in via di definizione.

Ci sembra dunque che le funzioni del territorio andrebbero gestite in maniera unitaria e coordinata, in modo da garantire una corretta percezione ed il soddisfacimento dei bisogni locali e delle aspettative dei fruitori temporanei, ma evitando sovrapposizioni tra i diversi aspetti gestionali (relativi ai diversi sistemi ambientali e sociali) che, pur concorrendo ad un comune di obbiettivo di coesione sociale, ambientale ed economico, richiedono prospettive di analisi e strumenti attuativi autonomi.

A nostro avviso, inoltre, tra le priorità che interessano la gestione del paesaggio delle Cinque Terre si possono includere innanzitutto attività di analisi e monitoraggio del paesaggio sul lungo periodo, conformemente ad alcune delle iniziative in corso di progettazione.

Il conseguimento di importanti risultati nell’ambito di singole iniziative, tuttavia, non esaurisce la complessità di un ampio obiettivo di sviluppo che comprende il rafforzamento del brand Cinque Terre ampliandosi sino a prefigurare la crescita sostenibile della comunità locali e la conservazione dei caratteri ambientali e paesaggistici tradizionali.

Le Cinque Terre infatti non costituiscono semplicemente un prodotto, ma restano soprattutto dei borghi vivi, nonostante la predominanza di una popolazione transitoria costituita da turisti; la stessa crisi dell’agricoltura tradizionale, che ha stimolato in passato la ricerca di nuove opportunità nel campo del turismo24 rappresenta un fondamentale baluardo a difesa dell’unicità del contesto locale.

Lo scenario più recente presenta positivi segnali di rinascita, come evidenziato dai dati sulle vendite della Cinque Terre card, che permette l’accesso alla rete senti eristica e a numerosi servizi erogati dal parco, in crescita del 20% rispetto al mese precedente, pur in presenza di condizioni meteo sfavorevoli25.

Auspichiamo dunque che il futuro delle Cinque Terre marchi il definitivo superamento delle emergenze vissute negli ultimi anni, consegnando alle generazioni a venire un paesaggio agricolo tradizionale capace di garantire non solo importanti ricadute economiche ma, più in generale, un’elevata qualità della vita ad ospiti residenti.

Notes

1 Il toponimo Cinque Terre risulta attestato sin dal 1448 (QUAINI Massimo, La conoscenza del territorio ligure fra Medioevo ed età moderna, Genova, Sagep, 1981). Segnaliamo che, eccettuata Corniglia, situata su uno sprone a picco sul mare, le altre quattro località si trovano lungo la linea di costa. Return to text

2 GETZ Donald, Explore Wine Tourism: Management, Development and Destinations, New York, Cognizant, 2000; SOMMERS Brian J., The geography of wine: How landscapes, cultures, terroir, and the weather make a good drop, New York, Penguin, 2008; GROCE Erica, PERRI Giovanni, Food & Wine Tourism: Integrating Food, Travel and Tourism, Oxfordshire, CABI, 2010. Return to text

3 GERA Francesco Agostino, Nuovo dizionario universale e ragionato, vol. XXIV, Venezia, Ed. Giuseppe Antonelli, 1845, pp. 802-803. Return to text

4 DREYER Axel, MULLER Juliane, “Opportunities of cooperative marketing using the example of the wine region Saale-Unstrut”, in Katia Laura SIDALI et al. (a cura di), Food, Agri-Culture and Tourism. Linking local gastronomy and rural tourism: interdisciplinary perspectives, Berlino, Springer-Verlag, 2011, p. 104. Return to text

5 Esula dagli obbiettivi di questo saggio approfondire la ricostruzione dell’evoluzione storica del paesaggio delle Cinque Terre; rimandiamo pertanto a: SALVATORI Enrica, CASAVECCHIA Attilio, Storia di un paesaggio, Riomaggiore, Parco nazionale delle Cinque Terre, 2001; STORTI Maristella, Il paesaggio storico delle Cinque Terre. Individuazione di regole per azioni di progetto condivise, Firenze, Firenze University Press, 2005. Return to text

6 BLANCHI Roberta, BOLGIANI Pierluigi, CECCARELLI Michele, VIRGILIO Daniele, “Uno scenario progettuale per la riqualificazione paesistico ambientale degli ecosistemi dell’insediamento rurale delle Cinque Terre”, in Alberto MAGNAGHI (a cura di), Scenari strategici. Visioni identitarie per il progetto di territorio, Firenze, Alinea Editrice, 2007, p. 327. Return to text

7 STORTI Maristella, “Paesaggi d’eccezione, paesaggi del quotidiano. I casi di Cinque Terre, Saint-Émilion, Tokaj”, Ri-Vista ricerche per la progettazione del paesaggio, gennaio-giungo 2012, p. 141. Return to text

8 Disciplinare di produzione consultabile sul sit della Camera di Commercio della Spezia all'url http://www.sp.camcom.it/vad_AGR/AGRdiscdoc5terre.htm (consultato il 16 gennaio 2014). Return to text

9 ROSSI Luisa, “Il parco delle Cinque Terre: dibattito istituzionale e sociale”, Rivista geografica italiana, vol. 108, n. 2, 2001, pp. 247-266. Return to text

10 Van der Yeught Corinne, “Favoriser l’émergence d’un acteur stratégique dans les destinations touristiques pour répondre aux défis du développement durable”, Management & Avenir, cahier spécial “Développement durable et prospective”, vol. 6, n. 26/2009, pp. 300-317. Return to text

11 Informazioni desunte dal sito dell’A.T.I. Cinque Terre, consultabile all’Url: http://www.ati5terre.it/ (consultato il 16 gennaio 2014). Return to text

12 DSA, Dipartimento di Scienze dell'Architettura e DISEG – Dipartimento di Ingegneria strutturale e geotecnica Return to text

13 Pianificazione e Recupero delle Opere di Sistemazione del Territorio costiero delle Cinque Terre (cfr. VIRGILIO Daniele, IMBESI Angela, “Parco nazionale delle Cinque Terre”, in Ignazio VINCI (a cura di), Piani e politiche territoriali in aree di parco. Cinque modelli di innovazione a confronto, Milano, Franco Angeli, 2007, pp. 25-52). Return to text

14 PITTALUGA Paola, “Landscape as a 'Common': Collective Protection and Management”, in Silvia SERRELI (a cura di), City Project and Public Space, Berlino, Springer, p. 187. Return to text

15 VAN DER YEUGHT Corinne, “Dynamique des competences et creation d’un cluster 'Tourisme Durable': le cas des Cinq Terres (Italie)”, Revista de la SEECI, n. 22/2010, p. 103. Return to text

16 HALL Michael C., MACIONIS Niki, “Wine tourism in Australia and New Zealand”, in Richard W. BUTLER et al. (a cura di), Tourism and Recreation in Rural Areas, Sydney, John Wiley and Sons, 1998, p. 197. Return to text

17 Per strada del vino (wine route) si intende “a tourist route that connects several wine estates and wineries in a given area (...). This route is characterised by natural attractions (mountains and other scenery), physical attractions (facilities such as wineries on wine estates), vineyards, and roads and markers (signposts) directing the tourist to the individual wine route estate enterprises” BRUWER Johan, “South African wine routes: some perspectives on the wine tourism industry’s structural dimensions and wine tourism product”, Tourism Management, n. 24/2003, p. 424. Return to text

18 “The wine tourism experience can therefore be provided for in a number of ways, the most notable being events and festivals, cultural heritage, dining, hospitality, education, tasting and cellar door sales, and winery tours” CHARTERS Steve, ALI-KNIGHT Jane, “Who is the wine tourist?”, Tourism Management, n. 23/2002, p. 312. Return to text

19 GETZ Donald, BROWN Graham, “Critical success factors for wine tourism regions: a demand analysis”, Tourism Management, n. 27/2006, pp. 146–158. Return to text

20 KAH Stefan, “Preserving the man made environment: a case study of the Cinque Terre National Park, Italy”, in Ingo MOSE (a cura di), Protected Areas and Regional Development in Europe: Towards a New Model for the 21st Century, Aldershot, Ashgate, p. 137. Return to text

21 ORSOLINI Noelene, BOKSBERGER Philipp, “Wine and Tourism - How can a tourist experience be created?”, paper presentato al 4th Interdisciplinary and International Wine Conference 'Bacchus goes Green' (Dijon, 8-10 luglio 2009), p. 12, consultabile all'utl. http://www.bacchuswineconference.eu (consultato il 16 gennaio 2014); Sulla natura esperienziale del wine tourism si veda anche: Birgit Pikkemaata Mike Peters, Boksberger Philip, Secco Manuela, “The Staging of Experiences in Wine Tourism”, Journal of Hospitality Marketing & Management, vol. 18, 2-3/2009, pp. 237-253. Return to text

22 Mason Michela C., Paggiaro Adriano, “Investigating the role of festivalscape in culinary tourism: The case of food and wine events”, Tourism Management, n. 33/2012, pp. 1329-1336. Return to text

23 Williams Peter W., Graham Karen, Mathias Louella, “Land use policy and wine tourism development in North America's Pacific Northwest”, in John Carlsen, Stephen Charters, Global wine tourism: research, management and marketing, Cambridge, M.A., Cabi, 2006, pp. 27-46 Return to text

24 Randelli Filippo, Romei Patrizia, Tortora Marco, “An evolutionary approach to the study of rural tourism: The case of Tuscany”, Land Use Policy, n. 38/2014, pp. 276-281. Return to text

25 S.a., “Turismo alle Cinque Terre, un dicembre coi fiocchi”, articolo pubblicato sulla testata on-line Città della Spezia il 7 gennaio 2014, consultabile all’url: http://cittadellaspezia.com (consultato il 16 gennaio 2014). Return to text

Illustrations

  • Tabella 1 Produzione di vini a d.o.c. “Cinque Terre“ e “Cinque Terre Sciacchetrà” - vendemmie 1990-2012 (Hl.)

    Fonte: Camera di Commercio, Industria e Artigianato della Spezia

  • Figura 1 Andamento negli arrivi totali nei comuni delle Cinque Terre (2008-2012)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

  • Figura 2 Andamento delle presenze totali nei comuni delle Cinque Terre (2008-2012)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

  • Figura 3 Andamento degli arrivi di nazionalità italiana suddivisi per comune (2008-2009)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

  • Figura 4 Andamento degli arrivi di nazionalità straniera suddivisi per comune (2008-2009)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

  • Figura 5 Arrivi nel settore alberghiero nei comuni delle Cinque Terre (anno 2012)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

  • Figura 6 Arrivi nel settore extra-alberghiero nei comuni delle Cinque Terre (anno 2012)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

  • Tabella 2 Capacità ricettiva nei Comuni delle Cinque Terre per tipologia al 31/12/2012 (posti letto)

    Fonte: dati Provincia della Spezia

References

Electronic reference

Elisa Tizzoni, « Paesaggio e sviluppo turistico nelle Cinque Terre: il ruolo della viticoltura », Territoires du vin [Online], 6 | 2014, 01 March 2014 and connection on 24 April 2024. Copyright : Licence CC BY 4.0. URL : http://preo.u-bourgogne.fr/territoiresduvin/index.php?id=835

Author

Elisa Tizzoni

PhD in Storia contemporanea, Cultore della materia in Geografia, Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo (SAGAS), Univerista degli Studi di Firenze

eli_tiz@yahoo.it

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